Il PD di Siderno sul 30° anniversario della morte di Enrico Berlinguer

In una recente pellicola di Walter Veltroni, “Quando c’era Berlinguer”, in anteprima è stato prodotto un documentario in cui venivano interrogati alcuni studenti universitari, chiedendo, nello specifico, cosa pensassero di Enrico Berlinguer …

Molti davano delle risposte evasive – per alcuni tratti, allarmanti - posto che, alcuni di essi neanche sapevano chi fosse, salvo uno che, in preda ad uno spasmo di profonda cultura, rispondeva: «ma certo, il ministro dell’Istruzione!», scambiandolo, ahinoi, per suo cugino Luigi.

Ecco, a distanza di 30 anni dalla sua morte, anche per tutti coloro nati dopo quel doloroso giorno, quando durante un comizio a Padova, Enrico Berlinguer si accasciò colpito da un malore da cui più non si riprese, il Circolo del Partito Democratico di Siderno intende porgergli omaggio, ricordandolo per l’enorme contributo lasciato nella storia politica dell’Italia, nella quale così forte è stato il segno impresso da un leader comunista.

Parrebbe addirittura un paradosso far uso del termine “comunista” in un contesto sociale in cui spesso viene ritenuto offensivo o vintage ma, oggi più che mai, appare oltremodo fondamentale conoscere quei “temi” che tanto furono cari a Berlinguer – soprattutto negli ultimi anni della sua vita – e che furono considerati “controcorrente” benché mettessero in discussione, con larga intuizione, i modelli di vita, di produzione, di consumo e di democrazia che di lì a poco avrebbero iniziato a scricchiolare, minando il trionfante capitalismo del secolo scorso.

Fu la sua idea di centralità ad essere derisa, nonostante egli lamentasse lo spreco di risorse che alimentava bisogni indotti che privilegiano il superfluo e sacrificano il necessario (i tanti inutili consumi individuali che si accompagnano alla povertà di quelli collettivi), gli indispensabili servizi di cura, sanitari, culturali, quelli la cui assenza rende le nostre città invivibili e possono rendere infelice la vita di una famiglia.

Così come “bacchettone” fu definito per la sua denuncia della corruzione che ormai investiva la vita politica, anticipando l’attualissimo problema della crisi del nostro sistema democratico e proponendo la separazione dei partiti dalle istituzioni, oltre che rigore e rettitudine.

Berlinguer non è stato solo buono ed onesto, è stato anche un leader politico spigoloso, pignolo e perciò controverso… ma è stato un politico “vero”, il contrario del populista, scevro da ogni forma di demagogia.

Forse, anche per questo, al suo funerale accorse, piangendo, una folla immensa senza alcuna distinzione partitica.

 

Grazie Enrico!

 

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